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sabato, 18 novembre 2017
Articolo di: venerdì, 20 maggio 2011, 8:54 m.

A tavola con Piero Bertinotti, 50 anni dietro ai fornelli

Al ristorante “Pinocchio” di Borgomanero festa con i soci del Kiwanis Club

BORGOMANERO - Mezzo secolo trascorso in cucina. L’ambito traguardo lo ha raggiunto Piero Bertinotti, 73anni, chef e proprietario del ristorante “Pinocchio”  che la scorsa settimana ha festeggiato cinquant’anni di lavoro dietro ai fornelli preparando un’ottima cena per i soci del Kiwanis Club sodalizio presieduto dal “vulcanico” Daniele Nizzetto che da quindici anni ha sede nel blasonato locale di via Matteotti sulla strada che da Borgomanero porta a Cureggio. Dopo aver dato le ultime direttive ai suoi collaboratori, prima fra tutte la figlia Paola, già apprezzata sommellier e ora altrettanto valida cuoca,Piero si è seduto a tavola per parlare della sua straordinaria carriera. Visibilmente emozionato  ha parlato delle origini del locale, aperto come bar nel 1962 dal papà Giovanni “uomo che aveva il senso degli affari”. L’anno successivo venne inaugurato il ristorante. Come mai il nome “Pinocchio” ? “Il nome – ha spiegato Bertinotti – venne suggerito a mio padre dal funzionario che gli aveva rilasciato la licenza”. Allora in cucina c’era la moglie di Giovanni, Natalina e lo stesso Piero che dalla mamma apprese le prime nozioni di cucina. “All’occorrenza – prosegue nel racconto Bertinotti - veniva ad aiutarci anche un pensionato Carlo Gallina di Omegna ex appuntato della Guardia di finanza con la passione per i fornelli”. Da allora ne ha fatta di strada il “Pinocchio”. In cinquant’anni Piero ha cucinato per tanti personaggi famosi (tra questi i Presidenti della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e Giorgio Napolitano) è stato il cuoco che in occasione del centenario della Fiat aveva inventato “l’anatra del Lingotto” molto apprezzata anche dall’avvocato Gianni Agnelli e che dopo l’attentato alle Torri Gemelle era volato a New York per organizzare una cena benefica per raccogliere fondi da destinare ai parenti delle vittime di quell’immane tragedia. In quell’occasione inventò “l’uovo in piedi al tartufo” ricevendo le congratulazioni anche dal grande chef transalpino Alain Ducasse. E colmo dei colmi, in un libro andato a ruba in Giappone aveva insegnato ai giapponesi come cucinare il riso. Nonostante questi successi Bertinotti è sempre rimasto con i piedi per terra, saldamente legato al suo territorio e alle sue tradizioni. Di lui Carlin Petrini fondatore di “Slow food”  scrisse: “Davanti a tante prime donne dell’alta cucina incapace di comunicare i propri saperi Piero Bertinotti è stato un ottimo maestro per i tanti giovani passati a far gavetta nel suo ristorante. Al contrario di chi spreme questi aiuti cuochi senza ritegno Piero li alleva,trasferisce le sue capacità, insegna:è una dote sempre meno diffusa, supportata da caratteristiche umane straordinarie”. Il segreto di questo successo ? “Avere avuto sempre al mio fianco la famiglia”.Un ruolo importante, ammette Piero lo hanno indubbiamente avuto le donne di casa: la moglie Luisa, preziosa e molto ascoltata giudice delle sue creazioni,la figlia Paola e la nuora Laura, insostituibile in sala, abile anche come amministratrice. Insignito del premio “Borgomanerese dell’anno” Bertinotti ha anche ricordato il legame affettivo che lo lega al Kiwanis di cui è socio onorario. Con il club, da sempre impegnato in interventi in campo sociale si è instaurato un rapporto di grande collaborazione. Quest’anno il “service”del sodalizio era incentrato a sostenere le iniziative promosse dall’Associazione Genitori Bambini Down di Arona. Bertinotti non si è tirato indietro e grazie ai suoi insegnamenti due giovani down  seguiti da una tutor in occasione dei meeting del Kiwanis si sono trasformati in provetti camerieri.

c.p.

 

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Articolo di: venerdì, 20 maggio 2011, 8:54 m.
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