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giovedì, 14 dicembre 2017
Articolo di: sabato, 07 luglio 2012, 9:20 m.

Borgomanero: l'appello di Khady, mamma coraggio dal Senegal

Impegnata per l'integrazione: "Ma ora che ho io bisogno di aiuto, sono dimenticata"

BORGOMANERO - Dopo aver aiutato tanti connazionali a superare momenti difficili ora è lei ad avere bisogno di aiuto. Non lo chiede solo per se stessa ma soprattutto per i suoi tre figli che da qualche settimana non vivono più con la mamma: sono stati affidati ad una famiglia della zona. Lei è Khady Mbacke, una giovane donna senagalese che anni fa trovò il coraggio di denunciare il marito che la maltrattava. E se ne andò da casa portandosi dietro i suoi bambini. Dopo quella brutta esperienza Khady iniziò a mettersi a disposizione di tutte quelle donne che come lei avevano subito violenze, soprusi e umiliazioni di ogni genere. «Sono arrivata in Italia - ricorda - undici anni fa, ho fatto per qualche tempo l'operaia a Bergamo prima di trasferirmi a Borgomanero nel 2007 dove ho iniziato ad occuparmi di assistenza ai ragazzi disabili». Quattro anni fa fondò l'associazione “Donne per l'integrazione” di cui è presidente: «Un’associazione costituita con il preciso scopo di aiutare gli extracomunitari che vivono nella zona, garantendo loro un'assistenza non solo per il disbrigo delle pratiche legate ai permessi di soggiorno o ai ricongiungimenti familiari, ma in generale anche per fare da trait d'union tra queste persone e gli uffici pubblici». Tra i tanti casi trattati personalmente da Khadyce n'è uno emblematico. Quello di una famiglia curda con due bambini di sei e otto anni: «Avevano perso la casa e vivevano su una vecchia auto. Li ho ospitati per un paio di settimane a casa mia, il tempo necessario per trovare una diversa sistemazione». Ironia della sorta ora a trovarsi in una situazione analoga è proprio lei, Khady. «Ho perso il lavoro - dice - e non potendo contare su uno stipendio a fine mese non sono più riuscita a pagare l'affitto di casa. Così dopo alcuni rinvii lo sfratto per morosità è diventato esecutivo. Per il momento vivo in albergo pagato da amici e conoscenti. I miei figli sono in affidamento perché non sono in grado di mantenerli». È amareggiata Khady per quello che le sta capitando.«Per il ruolo che svolgo - sostiene - Perché ho cercato di promuovere l'integrazione probabilmente do fastidio a qualcuno che sarebbe felice di rispedirmi verso la frontiera senegalese. Ma io non ho intenzione di andarmene e nessuno mi porterà via i miei figli. Sono indignata dal silenzio delle istituzioni e da certi comportamenti da parte di coloro che hanno agito nei miei confronti dimostrando nessuna umanità ed etica professionale. Non chiedo la carità ma rivendico per me e i miei figli il sacrosanto diritto di continuare a vivere dignitosamente in questa che è diventata la mia città e dove ho fatto tanto per aiutare coloro che avevano bisogno di aiuto».

Carlo Panizza

Articolo di: sabato, 07 luglio 2012, 9:20 m.
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