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martedì, 12 dicembre 2017
Articolo di: mercoledì, 16 maggio 2012, 9:17 p.

Caso Giacomini: ancora colpi di scena

Perquisita la sede di Verbania della Lega Nord

ORTA - Ancora colpi di scena nella vicenda che, domenica scorsa 13 maggio, ha portato all'arresto degli imprenditori Corrado ed Elena Giacomini, dell'omonima azienda cusiana, leader della rubinetteria.
Dopo il colpo di scena di martedì, infatti, quando Andrea Zoppini, sottosegretario alla Giustizia del Governo Monti, si è dimesso dal suo incarico perché coinvolto nelle indagini della Procura di Verbania sul caso, altri due colpi di scena si sono registrati nella giornata di oggi, mercoledì 16 maggio.
Tra le carte, infatti, emerge il nome di Alessandro Jelmoni, già coinvolto nel crac di Parmalat, arrestato dalla Polizia giudiziaria di Milano (era il terzo arresto di cui si parlava già negli scorsi giorni). E nel tardo pomeriggio è giunta anche la notizia di una perquisizione nella sede della Lega Nord di Verbania. Perquisizione effettuata alla presenza di un legale, l'avvocato Paolo Marchioni, un fatto che, in qualche modo, lascia presagire che ci possano essere altre persone iscritte nel registro degli indagati.
Un'indagine, dunque, che vede già tre arresti e poco più di una decina di indagati. Il caso Giacomini ha così oltrepassato i confini delle due province, e anzi, tutto fa supporre che sia destinato ulteriormente ad allargarsi.
Che ci fossero indagini in corso sull'azienda di San Maurizio d'Opaglio si sapeva da tempo, dopo alcune perquisizioni che c'erano state a novembre scorso nella sede della ditta. Il riserbo era totale da parte di tutti: dagli inquirenti, dalla stessa azienda, assistita dallo studio legale Amodio di Milano, e anche da parte di Andrea Giacomini, autore di alcuni esposti su presunte irregolarità in azienda. Si era solo potuto accertare che la Procura verbanese indagava per concorso in calunnia, in relazione all’oscuro episodio che nella serata del 7 settembre, a Orta, sulla via di casa, aveva visto protagonista, suo malgrado, Corrado Giacomini, che aveva raccontato di tre individui che gli avevano sbarrato la strada, presumibilmente a scopo di rapina se non di sequestro. Solo per la sua pronta reazione, e nonostante alcuni colpi di pistola, era riuscito ad allontanarsi ed evitare il peggio.
Qualcuno pare avesse avanzato seri dubbi agli inquirenti sulla ricostruzione di quella (sfumata) aggressione. Dopo quell’episodio sarebbero poi pervenuti, questa volta alla Procura di Novara, competente per territorio in quanto la Giacomini spa ha sede a San Maurizio d’Opaglio (la giurisdizione delle Procure non rispetta i confini delle province), alcuni esposti sia di carattere penale che civile. In campo penale si ipotizzava la corruzione, anche in questo caso in concorso fra più persone. Ebbene la svolta dello scorso week-end sarebbe scaturita dagli approfondimenti conseguenti alla sfumata, e misteriosa, aggressione a Corrado Giacomini, e forse suggellata da altri elementi provenienti dalle parallele indagini, confluiti per connessione a Verbania.
Nella sede del Carroccio verbanese è ospitato anche l'ufficio del senatore Montani. «Muniti del relativo decreto - ha confermato l’avvocato Marchioni - hanno acquisito qualche documento, ma non nell’ufficio del senatore, in quanto sarebbe servita l’autorizzazione del Senato. Nelle prossime ore, comunque, lo stesso Montani terrà una conferenza stampa».Domani, giovedì 17 maggio, intanto, sono in programma gli interrogatori di garanzia di Corrado Giacomini (in carcere a Verbania) e della sorella Elena (che si trova a Vercelli).
Sulla vicenda, intanto, abbiamo raccolto le dichiarazioni del presidente dell'Associazione industriali di Novara, Fabio Ravanelli. "Siamo attoniti, direi quasi choccati per la notizia - rileva - . Non solo parliamo di una grande azienda, ma di una realtà che si è distinta nel campo dell'innovazione e che dà lavoro a tantissime persone sul territorio; oserei dire un fiore all'occhiello per la provincia di Novara e per la nostra associazione. Mi auguro che gli imprenditori coinvolti siano in grado di chiarire la loro posizione alla magistratura. L'auspicio è che questa grande azienda, indipendentemente da come andranno le vicende giudiziarie per le persone che la rappresentano, continui a restare un patrimonio per la provincia di Novara e per le tante persone che ci lavorano".

Monica Curino
Lucia Panagini

Articolo di: mercoledì, 16 maggio 2012, 9:17 p.
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