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venerdì, 23 febbraio 2018
Articolo di: lunedì, 12 febbraio 2018, 4:37 p.

Da poeta del gol a viticoltore

Claudio Sala si è raccontato a Borgomanero

BORGOMANERO - Definito il “poeta del gol” da Giampaolo Ormezzano, una delle firme più prestigiose del giornalismo sportivo italiano, Claudio Sala, 70 anni festeggiati qualche mese fa, è stato indubbiamente uno dei protagonisti della storia del calcio italiano ed in modo particolare del Torino dove ha militato per undici stagioni, vincendo anche il Campionato di serie A nella stagione 1975/1976. Ha indossato anche la maglia azzurra chiudendo la sua carriera nel Genova totalizzando 323 presenze nella massima serie segnando 27 gol.  Appese le scarpe al chiodo continua a seguire il calcio come  opinionista delle partite della formazione granata su “Torino channel” e di quelle della serie A per Radio Rai. Giovedì mattina era a Borgomanero al supermercato “Supeco” di viale Kennedy non in veste di ex calciatore bensì di “viticultore” . “Dieci anni fa –racconta – ho conosciuto il titolare della ditta Trevisan, leader nel settore dei prodotti dolciari e da forno che mi ha convinto ad intraprendere una nuova attività imprenditoriale”. E’ nata così la casa vinicola con sede legale a Canelli e quella operativa a Villanova d’Asti che oggi sul mercato  propone, con un ottimo rapporto qualità – prezzo cinque “rossi” piemontesi:  Barbera d’Asti, Barbera del Monferrato, una “spiritosa” Bonarda, Dolcetto d’Ovada e l’Asti. Ma anche un interessante bianco “Chardonnay”. Anche se gli anni sono passati e un po’ d’argento ha colorato i suoi capelli un tempo corvini, è rimasto quello di sempre: una persona squisita, umile, amante della conversazione, vicino alla gente comune. Mai sopra le righe. Originario di Macherio, a sei chilometri da Monza e venti da Milano iniziò la sua carriera calcistica a Monza, contribuendo nella stagione 1966/1967 alla promozione in serie B della formazione brianzola.  Giocherà poi nel Napoli, quindi nel Torino e infine nel Genoa.  Che differenza c’è, gli abbiamo domandato tra il calcio dei suoi tempi e quello di oggi ? “Quando giocavo io – dice - era un calcio più romantico, più umano, più vicino alla gente. Fa male vedere società che non consentono alla propria tifoseria di seguire da vicino gli allenamenti”. Come si fa a continuare a chiamare Campionato italiano di calcio quando ci sono squadre che schierano solo giocatori stranieri ? Come si può poi pretendere di avere una nazionale di calcio competitiva ? “Sia per la Nazionale che per le società –è stata la sua risposta – è necessario ripartire non da zero ma da sotto zero. Occorre ripartire dai vivai anche se farlo è molto pericoloso perché un tempo si faceva carriera per merito, salendo gradatamente nelle diverse formazioni giovanili. Oggi purtroppo va avanti chi porta più soldi alle società”. Sala ripercorre con nostalgia la sua lunga carriera, fatta di risultati ma anche di grandi soddisfazioni “morali”. Qual è stato il più bel complimento che ha ricevuto ? “Avevo vent’anni e giocavo nel Napoli. Segnai un gol e ricevetti i complimenti da uno dei più grandi calciatori di tutti i tempi, Omar Sivori”. Un giocatore, Sivori che sia in campo che fuori aveva un “caratteraccio”, come  Mario Balotelli. “Non facciamo certi paragoni. Tra i due la differenza è la qualità. Balotelli, probabilmente è stato sopravalutato”. Continua a tifare Toro ? “Naturalmente. D’altronde è la squadra dove ho giocato di più e che mi ha dato più soddisfazioni”.  Nella foto, di Panizza, Claudio Sala (sulla destra) al Supeco a Borgomanero: sulla sinistra l’imprenditore dolciario Trevisan.

Carlo Panizza

Articolo di: lunedì, 12 febbraio 2018, 4:37 p.

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