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mercoledì, 18 ottobre 2017
Articolo di: martedì, 27 novembre 2012, 4:22 p.

Incendio Hilton a Romagnano: a organizzare l’incendio, il titolare

Finito in manette con un uomo di Borgo Ticino

ROMAGNANO SESIA – Sono finiti in manette nelle scorse ore e questa mattina, martedì 27 novembre, era in corso per loro l’interrogatorio, i responsabili del rogo doloso al negozio d’abbigliamento Hilton di Romagnano Sesia, nel Novarese.
Un episodio avvenuto il 9 febbraio di quest’anno e che vide la morte di un giovane novarese, il 19enne Andrea Primerano, esecutore materiale dell’incendio.

Il presunto mandante del rogo, come evidenziato stamani in Procura dal procuratore capo Francesco Saluzzo, era il titolare del medesimo punto vendita, Antonino Lento, classe 1957, residente a Verbania, ma originario del Sud Italia. L’uomo, stando agli inquirenti, avrebbe studiato per filo e per segno un piano per poter essere risarcito dall’assicurazione per cifre molto importanti e pari a ben 2milioni di euro.

Coinvolto con lui in questa vicenda un uomo di Borgo Ticino, Giovanni Mastroianni, classe 1961. Quest’ultimo avrebbe recuperato l’occorrente per appiccare le fiamme e portato direttamente sul posto il giovane Primerano, che, per soli 500 euro forniti, “ha fatto una fine orrenda”, ha evidenziato il colonnello Giovanni Spirito, comandante provinciale dell’Arma. L’indagine è stata coordinata dalla Procura (con il pm Giovanni Caspani) e ha visto collaborare fattivamente i carabinieri della Compagnia di Arona e del reparto operativo di Novara (presente il comandante del reparto, tenente colonnello Maurilio Liore) con la Guardia di finanza (presente il colonnello Angelo Russo). Per compiere il rogo erano stati offerti 500 euro anche a un’altra persona, ma questa all’ultimo si tirò indietro.

Un’indagine che ha reso necessario l’intervento della Finanza non appena sono affiorati elementi che facevano presagire a una frode fiscale. In occasione dell’incendio, Lento aveva poi detto agli inquirenti e alla stessa assicurazione che era andata persa merce per due milioni di euro. Non era però così. La merce, infatti, “di un valore ben inferiore, quasi tutta di scarto”, hanno rilevato gli inquirenti, acquistata da un’altra società sempre intestata a Lento, era già stata trasferita altrove, in un altro capannone a Caltignaga. Qui, tra l’altro, i finanzieri hanno trovato i necessari documenti di natura fiscale che hanno consentito di ricostruire l’intero episodio. 

Situazioni analoghe Lento le aveva vissute a Santhià nel 2009 e a Lamezia Terme, nel 2005, dove, da due sue strutture, ha ricavato diversi risarcimenti. Due casi che, adesso, proprio a seguito dell’episodio di Romagnano Sesia, saranno riaperti. “Con l’incendio, solitamente – ha spiegato Spirito – tutto sparisce e spesso è difficile capire la reale entità dell’incendio, se doloso o meno. Ora si indagherà anche su quei due episodi”. Tra l’altro in ambo gli episodi, Lento, per cercar di mostrare la propria estraneità ai fatti, in quel giorno (in cui comunque, per gli inquirenti, sapeva che ci sarebbe stato il rogo), si faceva trovare sempre a molta distanza, proprio in altre regioni.

«Un episodio molto grave – ha detto Saluzzo – che ha anche portato alla morte di un 19enne. Quello che voglio evidenziare, ancora una volta, è che anche in questa triste vicenda abbiamo dovuto lavorare senza alcuna collaborazione, in un vero ambiente di omertà. All’inizio anche gli amici del giovane rimasto ucciso non ci davano alcuna mano».

Le accuse, a vario titolo, sono di reati fiscali, incendio, omicidio colposo e minacce. Indagato, ma solo per i reati fiscali, anche il figlio di Lento, classe 1992.

Monica Curino

Articolo di: martedì, 27 novembre 2012, 4:22 p.
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