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sabato, 16 dicembre 2017
Articolo di: venerdì, 13 gennaio 2012, 5:29 p.

L’addio a Carlo Caldi

Cordoglio a Omegna per la morte del patron della “Girmi”

OMEGNA - Con la morte di Carlo Caldi, lunedì 9 gennaio, scompare l’ultimo imprenditore cittadino protagonista nell’affermazione dell’indotto casalingo del dopoguerra. Un grande uomo, un signore e un industriale. Definizioni non di rito ma ribadite con la stessa intensità sia da parenti stretti che dai conoscenti, dagli amici di sempre e dai dipendenti che ebbero la fortuna di conoscerlo e di lavorare nella sua azienda: la Girmi. Il nome derivava dal felice incontro di due acronimi, girare e miscelare, che richiamano il frullino, la “chiave” che aprì il boom economico nell’azienda di Caldi rivoluzionando il menage quotidiano nelle cucine italiane all’inizio degli anni ‘60. Quanto deve aver colpito Carlo Caldi quel frullatore americano nel 1949! Infatti in quell’anno, durante la luna di miele, si recò negli Usa, dove vide per la prima volta l’elettrodomestico, grosso e decisamente più grezzo di quello che già pensava di realizzare lui ad Omegna, nella sua fabbrica: “La Subalpina”.

“Carlito” Caldi era nato a Omegna il 17 aprile 1917 ed era il secondo di tre figli maschi. Quel soprannome, “Carlito”, derivava dalle origini della madre, Adele Balestretti, nata in Argentina da genitori italiani emigrati per lavoro. Il suo amore per l’ambiente circostante lo portò ad acquistare terreni in località Belvedere e a realizzare un maestoso albergo, inaugurato nel 1965, che prese il nome del luogo. Questo luogo, assieme al campo di tiro al piattello, era per “Carlito” la valvola di sfogo. Tra le altre passioni di “Carlito” c’era anche lo sport: lo sci era al primo posto, come ricorda il nipote Antonio, seguito dal tennis e negli ultimi anni anche dal golf.

Nella frazione Cireggio, nei primi anni ‘60 acquistò 60.000 metri quadri di prato per collocarvi la “Girmi” spa. Uno stabilimento di 7.500 metri di superficie, realizzato con un tetto brevettato in America, di colore rosso, sostenuto senza colonne nel mezzo della campata. Un vero gioiello industriale. Gli elettrodomestici venivano realizzati nello stabilimento dal motore alle parti in plastica; per vedere da vicino le varie fasi bastava camminare lungo la passerella realizzata ad “hoc”. Vi era anche un ufficio tecnico altamente qualificato composto da quindici disegnatori. Tutto avveniva all’interno della fabbrica che aveva anche uno spaccio interno con possibilità di effettuare riparazioni. Caldi era un genio nel suo settore pur non avendo un’elevatissima formazione scolastica: aveva studiato nel collegio “De Filippi” di Arona. Nel 1949 si sposò con Françoise Marolleau, di Parigi (scomparsa nel 1992) da cui ebbe due figli: Michel, che risiede in Canada, e Laura, prematuramente scomparsa nel 2006.

Dopo la vendita della “Girmi” negli anni ‘80, “Carlito” si dedicò ancora di più al prossimo. Alla Casa di riposo cittadina, intitolata al suo amico Massimo Lagostina, elargì un contributo per la realizzazione del reparto di Alzheimer. La sua uscita dal mondo professionale portò pian piano “Girmi” alla deriva. Di quello stabilimento, circondato da un parco popolato da daini, voluti proprio da Caldi, rimane un groviglio di rovi e di piante da cui spunta il tetto rosso. Anche lo storico albergo, chiuso dal 2008, ha avuto lo stesso destino della fabbrica. Il tramonto di queste creazioni lasciarono in Caldi un dolore profondo. I suoi funerali si sono tenuti giovedì 12 gennaio, alle 15.30 nella chiesa di Santa Croce in frazione Bagnella.

Luisa Paonessa

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Articolo di: venerdì, 13 gennaio 2012, 5:29 p.
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