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sabato, 18 novembre 2017
Articolo di: giovedì, 06 settembre 2012, 10:46 m.

Mostra di tessuti preziosi a Soriso

Sulle tracce della tradizione dell'allevamento del baco da seta

Colori delicati, fatture pregiate ed una materia prima rinomata (la seta) le cui uova giunsero dall'Asia in Europa (secondo leggenda) nascoste nelle cavità dei bastoni dei viandanti. Tessuti pregiati quelli ricavati dal prezioso bozzolo prodotto da un lepidottero il cui allevamento entrò progressivamente nell'economia italiana da metà ‘400 fino a divenirne elemento primario tra ‘500 e ‘700. Il lunghissimo filo (fino a quattro km) era utilizzato presso le principali corti europee e per tessere i paramenti sacri. E proprio antichi piviali, pianete, veli da calice sono stati oggetto dell'esposizione temporanea appena proposta nella parrocchiale di San Giacomo a Soriso, presentata dal parroco don Oreste Mano e dal sindaco Augusto Cavagnino. Presente anche l'assessore provinciale Antonio Tenace ed il sindaco di Gargallo. Ognuna delle cappelle laterali e l'abside hanno ospitato esempi di un'arte preziosa che faceva ricorso a tecniche complesse. Gli indumenti, suddivisi a seconda delle tonalità cromatiche e per epoche, erano utilizzati per le funzioni religiose anche nella vicina chiesa della Madonna della Gelata. «I paramenti sacri - ha affermato Flavia Fiori (esperta di tessuti e ricami antichi e curatrice della mostra) - rappresentano una ricchezza sotto i profili liturgico, storico, familiare, del costume». Da essi si possono ricostruire la destinazione degli indumenti e, dallo stemma, il nome della famiglia benefattrice. «Nel Seicento - ha ricordato Fiori - erano ai primi posti della produzione di seta Milano, Firenze, Lucca». Lo stesso Novarese ebbe una radicata tradizione nell'allevamento del baco da seta che entrò a far parte della vita familiare. Che un tempo le preziose uova (che poi avrebbero prodotto bruco e bozzolo) fossero “covate in seno dalle donne” è un'usanza che il numeroso pubblico presente alla conferenza per lo più ignorava. «Sotto il bustino - ha detto il giovane Jacopo Colombo (collaboratore del Museo d'Arte religiosa di Oleggio) - c'era la temperatura ideale». Di notte esse venivano poste sotto il pagliericcio, mentre successivamente spettava ancora a donne e bambini “passare la notte in bianco” (di qui il famoso detto) per sorvegliare la prima muta del bruco. Se il bozzolo non veniva bollito per ricavarne il filato, c'è lo sfarfallamento: gli insetti non hanno bocca e la loro unica funzione è di riprodursi. Alcune immagini (in collaborazione con Giacomo Gallarate e Loretta Polacchini) hanno ricordato il lavoro in filande e torciture d'epoca. Rilevato un ulteriore legame del mondo contadino con la devozione: i bozzoli più belli erano offerti alla Madonna. L'evento è stato inserito nella manifestazione “Soriso, una trama di fili colorati: arte, storia, devozione gastronomia” che continua questo fine settimana con le celebrazioni presso la Madonna della Gelata ed eventi enogastronomici.

Maria Antonietta Trupia

Articolo di: giovedì, 06 settembre 2012, 10:46 m.
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