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sabato, 16 dicembre 2017
Articolo di: giovedì, 19 luglio 2012, 4:23 p.

Per Vedogiovane un centro estivo in Emilia

Il racconto dei primi volontari tornati dai luoghi del terremoto

BORGOMANERO – Sono tornati pochi giorni fa i primi volontari di Vedogiovane che hanno aderito all’invito dei salesiani emiliani per creare un centro estivo nei luoghi del terremoto. Come in una staffetta, sono già stati sostituiti da altri due educatori a cui seguirà un'altra coppia di volontari entro fine mese. “Un’esperienza forte e molto diversa da quella dell’Aquila – racconta Manuel Cerutti, anima storica della cooperativa appena rientrato dall’Emilia – Se in Abruzzo c’era una devastazione maggiore ma molto concentrata, qui i danni sono stati minori ma sparsi in un territorio che ha un raggio di 150 chilometri. In ogni paese c’è un capannone crollato, una parete pericolante o dei calcinacci in chiesa”. Il ritorno alla normalità purtroppo è ancora lontanissimo. “La popolazione è molto spaventata perché il terremoto non è ancora terminato – continua Manuel Cerutti – Noi stessi abbiamo avvertito chiaramente una scossa durante la nostra permanenza e ad ogni minima vibrazione scattava l’allarme, anche solo se passava una delle tante mietitrebbia che circolano d’estate in quella zona”. In concerto, i volontari di Vedogiovane hanno contribuito a diverse iniziative di animazione coordinate dai salesiani. “Il nostro campo base era a Dodici Morelli vicino a Cento (Ferrara) – spiega Manuel Cerutti – Ogni giorno venivamo però indirizzati a piccoli gruppi nei paesi vicini, dove le situazioni erano molto diverse. C’erano i Comuni che avevano già organizzato dei centri estivi con i ragazzi del posto; in altre piccole località, invece, non c’era nulla e noi stessi cercavamo i bambini casa per casa. Ma siamo stati anche alla tendopoli di Cento, forse l’esperienza più toccante, dove gli ospiti sono per il 90% immigrati e si entra e si esce solo con una tessera magnetica, neanche fosse un centro di detenzione”. I volontari borgomaneresi hanno avuto anche la possibilità di “gustare” la classica ospitalità emiliana: “Ogni sera una famiglia del posto ci cucinava la cena con specialità tipiche, tanto da farci tornare più ingrassati di com’eravamo alla partenza - sorride Cerutti, che aggiunge - Ovunque siamo stati accolti benissimo, come se la nostra presenza fosse davvero un segno per ricominciare”. Dalle testimonianze raccolte riprendere la vita di un tempo non è facile: molte fabbriche sono inagibili e pochi hanno i soldi per anticipare i costosi lavori di sistemazione delle case colpite dal sisma. “Proprio per questo l’iniziativa salesiana è così importante: si riesce a dare un senso di normalità” conclude Cerutti.

Lucia Panagini

Articolo di: giovedì, 19 luglio 2012, 4:23 p.
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