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sabato, 16 dicembre 2017
Articolo di: mercoledì, 01 giugno 2011, 12:00 m.

Restaurate due tele dell’oratorio di Sant’Antonio a Maggiora

Nei dipinti, ora più leggibili, elementi di spiritualità e devozione

MAGGIORA - Restituite alla ricezione artistica grazie al significativo restauro da poco ultimato, le due grandi tele, collocate nell’Oratorio seicentesco di Sant’Antonio a Maggiora, sono ora più leggibili, rispetto a una precedente resa, poco efficace a causa delle pessime condizioni in cui versavano i dipinti, attribuiti (secondo un’ipotesi di Paolo Venturoli) al pittore valsesiano Pier Francesco Gianoli, attivo al Sacro Monte di Varallo e presso il Battistero novarese. Le tele restaurate hanno come soggetto “Sant’Antonio da Padova con il Santissimo in processione” (a destra della navata) e “San Domenico e San Bernardo al cospetto di Dio Padre” (a sinistra). Come sottolinea il parroco, don Fausto Giromini,  si intrecciano, nei dipinti, elementi di spiritualità e devozione verso santi quali Bernardo da Aosta detto “da Mentone” che edificò gli ospizi del Piccolo e Gran San Bernardo dedicandosi al rinnovamento spirituale della Chiesa. Impegno che lo portò, in seguito, a Novara dove morì nel 1008, venendo poi sepolto in Cattedrale.

A Bernardo, ricorda Fulvia Minazzoli (autrice di numerose ricerche di storia locale) è dedicata, in paese, una piccola cappella poco distante dall’ Oratorio che, in questo periodo, funge da chiesa sussidiaria della parrocchiale. Il restauro dei due dipinti è stato portato a termine in circa un anno dal Laboratorio Villa di Bergamo grazie al quasi totale finanziamento della Pro loco (ne fu promotore lo scomparso Roberto Ferrero), in collaborazione con Parrocchia e Comune. Minazzoli, attingendo a documenti d’archivio e, in particolare, all’inventario del parroco Agostino Gola (a Maggiora dal 1681 al 1726), risale alla committenza, alla dedicazione e a elementi peculiari dell’iconografia. A richiedere il quadro raffigurante “San Domenico e San Bernardo al cospetto di Dio Padre” fu Domenico Biancarolo che, nel 1677, lasciò una pezza di terra in cambio (dopo la morte sua e della moglie) della promessa di “facere quadro unu satis longui e sater dipinctu”. Se la richiesta della dedicazione al santo domenicano era motivata dal fatto che il Biancarolo ne portava il nome, quella a san Bernardo si legava alla costruzione dell’oratorio iniziata nel 1664 anche se, solo sul finire del secolo, si completò la struttura muraria. Per fare spazio, nel 1657, venne atterrata una cappelletta dedicata al santo. Nella tela San Domenico in saio nero e bianco, un giovane Bernardo in abito da viandante, sopra di loro, il Padre eterno. In un angolo in basso, il diavolo incatenato. Un foglietto sotto il drappeggio della veste di San Domenico reca la scritta che conferma la devozione dei Biancarolo.

La raffigurazione di “Sant’Antonio da Padova con il Santissimo in processione” venne collocata al centro dell’ancona in presbiterio; solo nel 1915 fu spostata in navata. In questo caso il restauro ha riportato alla luce un’immagine più vivida e articolata: al centro il Santo, in abito sacerdotale bianchissimo con l’ostensorio in mano, si trova sotto un baldacchino cremisi, le cui aste sono sorrette da due figure in lucido abito azzurro con cappuccio; davanti un anziano; dietro volti e persone con ceri. In alto, le nuvolette degli angioletti recano il giglio bianco proprio dell’iconografia antoniana. In basso un uomo con la schiena nuda è in ginocchio. «Una lettura del dipinto consente di capire che il Santo è in compagnia del confratelli del Santissimo Sacramento che visitavano gli infermi. La Confraternita venne fondata a Maggiora agli inizi del Seicento. ll dipinto – sostiene Minazzoli - potrebbe essere stato commissionato dalla Confraternita, abituata a sovvenzionare opere con le offerte raccolte».

Maria Antonietta Trupia

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Articolo di: martedì, 31 maggio 2011, 9:53 p.
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