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mercoledì, 18 ottobre 2017
Articolo di: lunedì, 18 settembre 2017, 1:09 p.

Servono 80mila euro per i restauri

Per l'antica chieda di Vacciago di Ameno

VACCIAGO (AMENO) Posta su un gradino naturalmente sollevato dalla sottostante strada e panoramico balcone sul Lago d’Orta, l’antica chiesa dedicata a Sant’Antonio Abate (visitata anche da Sgarbi) è collocata in posizione protetta e in grado di consentire un’ampia visuale sul Cusio. Già oggetto di interventi di restauro, mostra oggi i segni del tempo. Necessarie opere che diano rinnovato vigore ai suoi affreschi, stabilità alla struttura (al cui interno, nel locale utilizzato un tempo dalla Confraternita, c’è un’ampia fessurazione già in passato puntellata), riordino della vegetazione, nonché canalizzazione dell’acqua piovana causa del degrado della facciata.
La costruzione attuale fu concepita nel 1473 quando, come scrisse Maria Cristina Codecasa nel volumetto “Natura e divino, le modificazioni del territorio. Appunti per una ricerca sulla storia della fabbriceria della chiesa parrocchiale di S. Antonio Abate” (atti di un convegno realizzato in occasione del quattrocentesimo anniversario dell’edificazione), “fu sancita ufficialmente l’erezione e la separazione dalla chiesa officiante  dei SS. Nicolao e Quirico d’Orta” del prezioso bene culturale posto in Diocesi di Novara. Una rete di enti e associazioni, tra cui Comune di Ameno, Parrocchia, Associazione vacciaghese, Fondazione Calderara, da anni, in accordo con Diocesi e Sovrintendenza, ne stanno sostenendo la tutela. Alcuni membri della locale associazione illustrano le condizioni degradate di questo sito sacro, la cui nascita viene fatta risalire sino al XIII secolo (preesistente un oratorio romanico probabilmente orientato a nord). 
Dell’ edificio è fatta menzione sin dal 1217 ma la costruzione attuale fu avviata a fine Cinquecento sui resti dell’antico oratorio. L’architetto Guido Ferrante, che già anni fa studiò lo stato della chiesa e realizzò progetti conservativi, oltre a prepararne schizzi e disegni, illustra uno dei “capolavori” del Cusio, del quale parlano estimatori di arte e storia, anche da fuori  regione. Tra loro il professor Dario Conte e il dottor Marco Schiavini. 
Conte, oltre ad esprimere rammarico per il pregevole affresco di S. Antonio sulla facciata (oggi purtroppo non visibile), sottolinea la necessità urgente di drenare le acque pluviali verso un laghetto sottostante e di intervenire sulla vegetazione invasiva. 
Sulla facciata, il pronao di ingresso alla chiesa “è –scrive Codecasa – di proporzioni slanciate e con volta a crociera…” mentre, la facciata è suddivisa in “sei lesene con capitello ionico arricchito da motivi floreali”, sormontata da un “frontone curvo”. Lateralmente ci sono due finestre ed una lapide che ricorda la consacrazione fatta dal vescovo Bascapè nel 1596.
Ferrante  ribadisce la necessità della pulizia del verde e delle opere edili di restauro (con costi che si aggirano complessivamente intorno agli 80mila euro). Significativo anche l’intento di realizzare un parcheggio sottostante che possa accogliere una cinquantina di vetture collegandosi alla chiesa attraverso un vicolo. Sarebbe interessante perché il luogo, ora utilizzato ai fini del culto e appartenente all’Unità pastorale gozzanese retta da don Enzo Sala, ben si presta ad appuntamenti culturali di rilievo come, ad agosto, il concerto del maestro Francesco Catena o la conferenza su Giorgio Bonola a cura della professor Marina dell’Omo. Il 23 settembre è atteso il concerto dell’Orchestra dell’Assunta in Vigentino di Milano. 
In passato, anche grazie a progetti condivisi con la Fondazione Comunità del Novarese  e ad altri sostenitori, sono stati effettuati il rifacimento del tetto e il restauro dell’organo ottocentesco, nonchè di alcuni dipinti. Spiega Ferrante: «Faticosamente stiamo cercando di riportare alla luce ed alla bellezza originaria questa chiesa che presenta affreschi suggestivi come gli angeli o le ‘grottesche’» (particolare decorazione di origine romana, ripresa dagli artisti sul finire del Quattrocento, ndr). Oltre alle cappelle (tra cui quella dedicata a S. Antonio e quella del Rosario), il fonte battesimale ed il coro ligneo. Il pulpito e l’altare maggiore provengono dal santuario della Madonna della Bocciola. Secondo gli esperti molti gli affreschi “nascosti” da riscoprire. Tra le curiosità, una sorta di prontuario in legno appeso ad una parete per i membri della comunità e della Confraternita del Rosario che qui iscrivevano le loro partecipazioni ai riti religiosi ed alle processioni.

Maria Antonietta Trupia

Articolo di: lunedì, 18 settembre 2017, 1:09 p.
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