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sabato, 23 settembre 2017
Articolo di: sabato, 12 gennaio 2013, 1:00 p.

Tangenziale di Romagnano: “Un’intera comunità dice no”

L’appello contro il progetto che prevede l’utilizzo di scorie di fonderie per i riempimenti

ROMAGNANO SESIA - «Siamo di fronte a un’intera comunità che, da più punti di vista, esprime il suo parere negativo. Siamo tutti sulla stessa lunghezza d’onda. Non penso che la Provincia possa chiudere gli occhi di fronte a questo». Le parole del vicesindaco di Romagnano Sesia, Cristina Baraggioni, sintetizzano il senso della conferenza stampa per ribadire, ancora una volta, il deciso no di Romagnano alla “tangenziale dei veleni”. O, meglio, alla variante - attualmente in attesa della valutazione di impatto ambientale da parte della Provincia - che prevede l’utilizzo di scorie di acciaieria per i rilevati. Perché che la tangenziale di Romagnano sia «un’opera indifferibile» è ormai acclarato: «Il territorio - ha ribadito Baraggioni - ne ha assoluto bisogno. Ma non a questi costi». Il Consiglio comunale di Romagnano, dopo la seduta “aperta” dello scorso novembre, ha votato all’unanimità una delibera in tal senso.

La preoccupazione è grande. Attorno allo stesso tavolo, invitati da Coldiretti, si sono trovati oltre al Comune, il Comitato civico sorto all’inizio di dicembre, Legambiente, i produttori vinicoli. «Come Coldiretti - ha detto il direttore Gian Carlo Ramella - abbiamo raccolto il grido di allarme del territorio. Il progresso è importante e le infrastrutture sono fondamentali per lo sviluppo e l’economia  di un territorio. Ma occorre chiedersi se questo modello di sviluppo risponda davvero ai bisogni delle imprese, delle persone e del benessere in generale».

Perché i timori sono proprio legati alla salute: lo ha espresso molto chiaramente il tecnico del Comitato civico, Gian Luca Donetti: «Il progetto esecutivo è stato redatto proponendo come variante l’attività di recupero di rifiuti derivanti dal trattamento delle scorie, di scorie non trattate e di scorie di fusione, per un totale di circa 200.000 metri cubi. Le fortissime perplessità derivano dalla elevata concentrazione di metalli pesanti prevista nei materiali di riempimento, alcuni oltre i limiti di soglia di inquinamento ammessi per le aree industriali dal Testo Unico Ambientale. La soluzione che è in corso di valutazione in Provincia non sembra dunque essere tecnicamente la migliore in termini di tutela dell’ambiente e della popolazione. Per non dire del fatto che il progetto prevede anche l’allontanamento di 70.000 metri cubi di terra “buona” dal sito: per far posto a una maggiore quantità di scorie?».

E il presidente di Legambiente Borgomanero, Enrico Marone, ha rincarato la dose: «Stiamo assistendo al tentativo di creare una discarica facendo finta che non lo sia. E per di più con contaminanti che superano abbondantemente i limiti di legge. Abbiamo scritto alla Provincia di Novara, ma le nostre domande, per ora, hanno avuto soltanto risposte elusive. Noi chiediamo chiarezza e trasparenza, perché siamo convinti che il risparmio non valga la salute dei cittadini. E se questa variante dovesse passare rischierebbe davvero di fare scuola...».

Laura Cavalli

Articolo di: sabato, 12 gennaio 2013, 1:00 p.
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