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giovedì, 27 luglio 2017
Articolo di: martedì, 05 febbraio 2013, 10:54 m.

Uscire dalla crisi? Al Vescovo piace il “modello tedesco”

Monsignor Brambilla fa l’economista per un giorno a Borgomanero durante la Giornata della Vita

BORGOMANERO – Il “modello tedesco” affascina anche il Vescovo di Novara monsignor Franco Giulio Brambilla intervenuto sabato sera nell’auditorium “Don Gianni Cavigioli” dell’Oratorio Parrocchiale di Borgomanero in occasione della 35^Giornata nazionale per la vita. Tema dell’incontro “Generare la vita vince la crisi”.
Di fronte ad un pubblico numeroso e attento il Vescovo non ha solo parlato della difesa della vita sin dal suo concepimento ma ha anche parlato dell’attuale situazione economica. Incalzato dal presidente del Cav (Centro aiuto alla vita) Alberto Cerutti titolare di un’azienda operante nel settore dei materiali per l’edilizia ha domandato a monsignor Brambilla quale scelta può fare un imprenditore tra “salvare il bilancio o salvare i posti di lavoro nella consapevolezza che ogni decisione è comunque destinata a ricadere sulle persone”. Il Vescovo ha così risposto: “Qualche anno fa avevamo un modello produttivo che contrapponeva gli imprenditori ai lavoratori. La finanza era servizio. Oggi impresa e lavoro sono messi alle strette dalla finanza che ora sembra essere minacciata. Non ho personalmente delle ricette da proporre, ma è evidente che questo modello culturale va cambiato”. Ed è stato a questo punto che il Vescovo ha portato ad esempio il modello tedesco: “Sino a qualche tempo fa –ha detto – trascorrevo un mese all’anno in Germania e notavo che in quel Paese quello che è di tutti è di ciascuno. Qui da noi quello che è di tutti sembra non sia di nessuno”. Monsignor Brambilla ha risposto anche ad altre domande tra cui quella degli studenti della classe 3^B del Liceo delle scienze umane di Gozzano. “Che colpa abbiamo noi che siamo stati catapultati in questa crisi economica e di valori? Come facciamo a reagire perché non possiamo trascinarci per tutta la vita gli errori degli altri?”.
”La nostra – è stata la risposta – è una generazione che predica bene e razzola male. Un esempio? Il 70 -80% dei genitori sceglie Religione come materia di studio per i figli ma la percentuale dei praticanti è più bassa. I giovani notano questa incongruenza rimarcando una carenza di testimonianza da parte degli adulti. Dire che i giovani sono fragili è solo un alibi. Noi non siamo credibili e non lo siamo neppure quando vogliamo far vedere che tutto è facile: senza fatica non si cresce”. L’incontro moderato da Fabrizio Gambaro del Centro diocesano per la famiglia ha visto anche gli interventi di Mario Metti, Presidente dell’Associazione di volontariato “Mamre” e di Mauro Franchini responsabile della Cooperativa “Il Ponte” di Invorio che offre lavoro a soggetti in difficoltà.

Carlo Panizza

Articolo di: martedì, 05 febbraio 2013, 10:54 m.
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